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domenica 27 ottobre 2013
È domenica, è scattata l’ora solare, il tempo è più grigio della ghisa e sono in modalità “non riuscirete mai a scrostarmi dal letto” dopo l’ennesimo weekend tra amici. Vodka. Discorsi seri. Gente importante.
Questa breve parentesi trash per farvi comprendere la mia situazione quando penso alla sfilata di moda cui sono costretta a partecipare ogni stracazzo di weekend che scelgo di trascorrere per le ridenti viuzze del centro storico.
Ma se c’è una cosa in cui eccelle, no, non è l’oro o l’organizzazione di festival (Arezzo Wave, pardon Italia Wave non esiste più, quindi fatevene una ragione). No. Eccelle nello sfornare sbarbini e sbarbine vestiti di tutto punto come se dovessero recarsi al matrimonio di William e Kate.
CHITTESENCULA.
Stai seduta sugli scalini della piazza e assumi una posizione innaturale solo per mostrare le scarpe dal tacco argenteo e le lunghe gambe abbronzate dalle lampade? Chittesencula.
Parli che sembri una papera per mettere in evidenza le labbra, muovendo muscoli facciali che il 99% della gente comune non sa neppure di avere? Chittesencula.
Ti ritrovi con i tuoi amichetti dal pantalone stretto a rischio sterilità per osservare quante persone possano notarti? Chittesencula.
Esci con il buio e, nonostante questo, indossi gli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero (cit.)? Chittesencula.
Vivere in una città dove le persone più giovani sembrano uscite da Vogue ha del difficoltoso.
Soprattutto se io i tacchi li ho, ma sono tutti bene in ordine vicino alle scarpe della mia infanzia, immersi in litri di formalina. Se io le borse le compro al mercato e a farmi i capelli ci vado se va bene una volta all’anno.
Per dire, io i soldi che ho li spendo in lingerie di pizzo.
Sopra una stracciona, ma sotto eleganza.
Sempre che non si parli di pigiami.
venerdì 25 gennaio 2013
Tu, dopo il periodo natalizio, pensi di aver superato la fase drammatica delle feste, delle brutture del centro, dell'affanno per i regali, dell'atmosfera gioiosa a tutti i costi nemmeno avessero spruzzato della droga nell'aria. Pensi di poterti finalmente rilassare, di poter tirare un bel sospiro di sollievo e dire "oh, anche quest'anno ce l'ho fatta".
E invece no.
Sei sopravvissuto alla bolgia infernale dei centauri metà madre metá passeggino, che dal niente ti azzannano le caviglie con le ruote gommate dei loro ordigni. Hai vinto le ragazzine col profumo della Barbie che si spostano, facendo muro, in gruppi di almeno otto-dieci esemplari. Hai sconfitto le famiglie, i parenti, gli amici che ti elemosinavano consigli e ansie da "oddio cosa gli regalo".
Ma, più di tutto, hai superato i babbi natale appesi alla finestra che sembrano ladri o persone impiccate a seconda della prospertiva.
E sei ancora vivo nonostante le orride vetrine natalizie! Quelle in cui i manichini di Intimissimi hanno le palle dell'albero al posto delle tette e le mutande con le renne. Quelle dove il polistirolo è considerato la nuova ecologicissima neve finta, e le canzoni che un tempo erano prettamente religiose adesso sono jingle da tenere inchiodate nello stereo 18 ore consecutive.
Dicevo, pensi di aver superato il momento difficile. Scordatelo! Perchè c'è la Befana. E le vetrine cambiano, non di molto ma cambiano: adesso ovunque trovi distese di chupa chups, vecchie bambole inguardabili che quasi vorresti fare gli scongiuri per evitare la sfiga, bambini che corrono appiccicandoti al cappotto ragnatele di zucchero filato e, ovunque, un odore di dolci e cioccolata che ingrassi al solo respirare.
Ma, forte delle sfide, superi anche quest'ardua prova. Reggi il colpo, ti prepari la minestrina mentre tutti intorno a te infarciscono calze, calzini, calzettoni. Stringi i denti e preghi che il sette gennaio arrivi in fretta.
Poi arriva. Pensi così di aver ormai superato la china e poter vedere davanti a te mesi sereni, ma NEIN!
Ci sono i SALDI. Ovvero, quando tutti i negozianti tirano fuori dai magazzini i vestiti in rimanenza dall'89 e, attaccandoci sopra il cartellino -50%, credono di sbancare.
Certo, spesso ci riescono. Per lo meno ci riescono con me, esemplare della specie "se c'è uno sconto, allora è un affare". Ho ovviato al problema mani bucate recandomi in centro, durante i saldi, solo una volta. E con un budget limitatissimo.
Comunque.
Arrivi finalmente a fine gennaio e, dopo un mese e mezzo di supplizi, ti dichiari un sopravvissuto.
Stai per rilassarti e metterti compdo quando, da un angolo di strada, intravedi l'orrore: I CUORICINI ROSSI.
Ebbene sì. Ti hanno gabbato, per l'ennesima volta. È quasi febbraio. E febbraio significa San Valentino. Ovvero amore, tenerezza, coccole, vacanze di coppia, cene fuori, parole melense e dimostrazioni di amore imperituro.
Tradotto: le persone innamorate hanno il dovere morale di schiaffarti in faccia la loro felicità.
- "No guarda, io san valentino lo odio, ma che fai, è il primo anno che stiamo insieme, andiamo solo a cena fuori! Tu stai a casa?"
- "Ah davvero, San Valentino? Nemmeno me lo ricordavo. No, no, figurati se ci facciamo il regalo. Però se non mi compra l'anello, giuro che lo lascio"
- "Ma lo sai che se il giorno di San Valentino vai in un museo in coppia, entrambi entrate gratis? Te sicura di non aver nessuno con cui andarci?"
Eccetera, eccetera.
I negozi sono impraticabili, anche andare a fare la spesa diventa deprimente: ovunque vi sono orsetti con gli occhioni dolci, baci perugina a cadere, smartbox per due e cuscini con su scritto ti amo. Anche il panettiere diventa un nemico: no, non la voglio la pagnotta a forma di cuore!!
Io dico. Va bene amarsi. Va bene anche fare effusioni in pubblico, andare a cena fuori, camminare mano nella mano. Ma come ci sono le spiagge per i nudisti, non potrebbero fare anche le riserve per gli innamorati fastidiosi e chi promuove l'esaltazione della felicità in due?
Vi prego, liberateci da questa piaga. Il mondo non deve essere SOLO a misura delle coppie.
Vi prego, liberateci da questa piaga. Il mondo non deve essere SOLO a misura delle coppie.
Tutelatemi, tutelateci! O quest'anno perirò.
mercoledì 19 settembre 2012
Ci sono dei giorni - come oggi, d’accordo, ma in generale in ogni momento che non sia estate, costellato da depressione sonnolenta, fastidio per qualsiasi cosa abbia vita e capacità solo di muovere il pollice per cambiare canale - in cui si prova un’avversione atavica nei confronti dell’umanità intera. Quando anche il pensare alla propria madre, alla dolce metà al lavoro, alla vicina di casa figa procura un rigurgito di (poco) velato malcontento.
Per evitare di uscire con una lupara e provocare un genocidio, l’unica salvezza è la televisione. Indirizzare l’heine (l’odio chiama odio, cit.) verso quei personaggioni ripieni di botox e imbecillità ignorati da alcuni, adorati da molti, esecrati da me fa sentire davvero, davvero meglio.
Ecco a voi parte di quella schiera di manichini di sesso femminile dal sorriso troppo bianco per risultare credibile che vorrei nel mezzo durante uno scontro no tav/polizia.
BARBARA GULIENETTI
Ora. Io vorrei che qualcuno con una parvenza di minimo senso del gusto provi a spiegarmi come un simile elemento riesca a condurre un programma di successo su RealTime. Lei è: insignificante. Manualmente una schiappa (non approfondiamo l’argomento: scivolare sul porno è semplice). Priva di simpatia. Incapace di creare un ambiente accogliente. Con l’unica capacità di trasformare un semplice oggetto utile in qualcosa di orripilante e, tendenzialmente, disutile (anche questa è opera di mia madre. i neologismi casuali, che meraviglia).
È la mia nuova, meravigliosa valvola di sfogo: maledire lei e le sue borsette fatte con un reggiseno vecchio dà un certo tono.
BENEDETTA PARODI
Io lei credo di odiarla. No, davvero, lei e quel suo buonismo da madre modella di figli monelli modelli nella cucina modella tra piatti modello. Non ci si fa. Valutando che è lì solo perché la sorella è stata un mezzobusto di riferimento (?), credo di considerare il suo spessore uguale a quello di una crêpe.
La cosa grave è che mia madre ha comprato il suo libro (sì, compra solo libri in vetta alla classifica: tra le 50 sfumature e questo si dimostra la perfetta cinquantenne italiana) e posso assicurare che le sue ricette sono prive di gusto. Mangiare una galletta di riso ha più dignità.
MANUELA MORENO
Ogni volta che guardo il Tg2, i miei occhi non possono fare a meno di rimanere ipnotizzati dal suo labbro superiore. Insomma, quel salsicciotto di silicone immobile che sta appoggiato sotto il naso. È più forte di me, non ascolto nemmeno ciò che dice, il televisore mostra solo quel dettaglio.
L’altro giorno, per dire, sopra il labbro aveva tre puntini bianchi. Uno due tre. Credo ognuno per ogni siringa di botulino fatta poco prima.
Immagino che non riesca bene a farsi il bagno: starà a galla più di una Barbie. Favolosa, senz’ombra di dubbio.
BARBARA D’URSO
Lei è l’emblema delle presentatrici tv, la matrigna di Biancaneve, la strega della Bella Addormentata. La donna che mangia sulla tragedie altrui, colei che sicuramente nasconde cipolle sotto lo sgabello da tirar fuori quando non è inquadrata per poter piangere a comando, la signora che ha reso l’ipocrisia l’unico dogma della propria vita. E che fa espressioni così poco credibili che persino gli attori (?) di Centovetrine potrebbero vincere un Oscar.
Ecco, io a lei auguro che le si sciolga la faccia. Non solo il trucco quando fa finta di commuoversi.
Ok, la botta di acidità giornaliera è terminata. Ora sto meglio.
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About Me
Mi chiamo Martina. Sono oggettivamente piena di speranze. In cosa, non si sa. Poco in me stessa, molto nel futuro, troppo nel passato. Ho vissuto sei anni a Torino. Scuola Holden, poi giornalista per il quotidiano La Stampa. Attualmente sono tornata ad Arezzo, dopo sei mesi di densissima vita a Bologna. Ancora devo capire perché.
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